SCULTURA-ARTE
Ada Zunino, centro dell'arte

Si è sempre detto che l'arte internazionale è passata da Milano, centro di spicco del mercato e degli artisti. È dal 1975 che in via Turati c'è un'officina dei talenti della scultura internazionale, è la galleria di Ada Zunino, o meglio di Ada Milani, sorella della scrittrice Milena Milani, nota anche per il suo romanzo «La ragazza di nome Giulio». Ancor più nota Ada, Zunino per tutti, che a differenza della sorella Milena ha sposato l'arte da sempre, prima con Carlo Cardazzo, fin dal 1960, poi in proprio. Con Carlo Cardazzo (fondatore della storica galleria del Cavallino di Venezia, della galleria del Naviglio di Milano e della galleria Selecta di Roma) che aveva conosciuto ad Albisola Mare negli anni cinquanta, ebbene in questo piccolo centro ligure la Zunino, ormai sposata e con due figlie, di cui una oggi pittrice, aveva fatto il suo tirocinio.

E quando, nel 1960 Carlo Cardazzo le chiese di collaborare con lui a Milano, la risposta fu subito positiva. Qui la Zunino si trasferì, e qui ha imparato dal vivo e con la sua ormai riconosciuta esperienza, i meccanismi, il fiuto da mercante che scopre i giovani, li guida, li aiuta, li lancia per usare un termine pubblicitario, facendoli diventare i maestri italiani. A fianco a fianco con Carlo Cardazzo - e dopo la morte, avvenuta nel '63. con il fratello Renato - Ada Zunino conobbe tutti gli artisti maggiori, da Capogrossi a Remo Bianco, da Gentilini a Mesens. da Campigli a Poliakoff, da Mirò a Tancredi, da Richter a Mazzon. Ma il volo arriva proprio nel '75 quando decide di aprire la sua officina in via Turati.

Se oggi è la più anziana gallerista italiana, per la verità la sua è l'unica, significativa, affermata galleria italiana che tratta ed espone solo scultori, l'unico spazio che ha consacrato le firme più illustri, l'unico che si batte per il valore degli artisti in cui ha creduto e crede tutt'oggi. Confessa, raccontando, le peripezie, gli incontri, i risultati, le difficoltà, le lotte, il mercato forte degli anni Settanta, la Milano diversa d'un tempo, e diversa perché erano diversi i milanesi. E Ada Zunino non ha solo quell'entusiasmo che fa invidia, ma è persona colta, che sa realmente dove va l'arte e soprattutto che l'immagine, la figurazione va salvata.

Donna forte, forte e volitiva, ambiziosa tanto da aver raggiunto un nome che fa richiamare, per similitudine, in Francia a Parigi, il cenacolo della Dénise René. Lo dimostrano le belle testimonianze riunite in un libro che ha per titolo «foto con dedica», degli amici scrittori e degli artisti che la ricordano come la loro fata buona. Di scultori ne ha scoperti e proposti non pochi in più di vent'anni, da Finotti a Cassani, da Nino Maggio a Jory Fedele, da Chersicla a Canu, da Zazzeri a Ghinzani, da Bodini a Remo Bianco, da Marchese a Nastasio, da Pelati a Rosenthal, fino a Bricallì, Ugo Riva e Gabriel Fekete. E la collezione dei cataloghi delle sue mostre vanta per la verità i nomi di presentazioni illustri, firmate da De Micheli ad Argan, da Sgarbi a Dorfles, da Fabiani a Ballo, da Valsecchi a Carluccio, fino a Sanesi, da Carlo Franza a Crispolti, Flavio Caroli, Caramel, Apollonio, Daniela Palazzoli, Gualdoni ecc.